Gira, il mondo gira

Megalopoli giapponesi, foreste della Finlandia, immaginari armeni: gli artisti dell’Open Call ci accompagnano in luoghi e metamorfosi della contemporaneità.
Open Call – la “chiamata” di Fotografia Europea alle proposte di artisti e curatori di tutto il continente – è il luogo privilegiato della scoperta, delle tematiche inedite, delle mutazioni di tecniche e immaginario.

 

Pierfrancesco Celada ha una formazione scientifica e vive a Hong Kong: punto di vista ideale sul continente asiatico. Japan, I wish I knew your name esplora il “laboratorio” della grande megalopoli nipponica: 80 milioni di persone concentrate in un migliaio di chilometri tra Tokyo, Nagoya, Kyoto, Osaka, Fukuoka…. Come si evolve l’umano in una realtà iperconnessa, organizzata, tecnologica? Le fotografie di Celada – dove convivono figure umane e smisuratezza urbanistica – suggeriscono una risposta paradossale: la moltitudine rende soli.

 

Jaakko Kahilaniemi si misura con un luogo apparentemente agli antipodi. L’artista finlandese ha ereditato una ventina d’anni fa un grande appezzamento boscoso. In un primo momento questo “dono” gli è risultato estraneo, distante. Poi la curiosità e il desiderio di conoscenza si sono imposti. In 100 Hectares of Understanding il rapporto con la natura diviene occasione di indagine esistenziale ed estetica: oggetti, sculture, azioni, ironia, richiami a Fluxus e Arte Povera. E la foresta si trasforma, come chi la percorre, in qualcosa di mai visto.

 

Anche per Lucie Khahoutian il riferimento dell’avanguardia – in particolare il surrealismo – ispira la lettura del presente. Da qualche anno la giovane artista opera a livello internazionale, ma il cuore del suo lavoro batte per la natia Armenia. Alla tecnica del collage è demandata una duplice impresa: tradurre affinità e divergenze tra Occidente e Caucaso; aprire al mondo dell’arte territori e sensibilità finora invisibili. Con un’attitudine che trae energia dall’elemento femminile – il titolo del progetto The Tapestry in My Room è ispirato all’arazzo che adornava la sua stanza nella casa della nonna – tra gioco, desiderio, colore, memoria.

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