Vincitore letture portfolio 2018

Tantissimi i partecipanti alle letture portfolio che si sono svolte durante le giornate inaugurali. Tra tutti i partecipanti la giuria,  composta da tutti i lettori presenti, ha selezionato il progetto di Alberto Gandolfo “tittolo” come migliot portfolio 2018

Tra i progetti finalisti anche i lavori di Mattia Panunzio, Federica Sasso e Martina Zanin.

1° CLASSIFICATO

Alberto Gandolfo con Quello che resta. Le eredità nascoste

Questa ricerca fotografica, intrapresa a gennaio 2017, prende spunto dalle storie di cronaca risalenti al passato italiano più recente, mettendo al centro i familiari e le persone vicine alle vittime di episodi tragici, impegnate in lunghe battaglie alla ricerca della verità.
Conosciamo le storie di cronaca, ricordiamo com’erano i volti delle persone tragicamente scomparse, ma poco o nulla sappiamo di chi resta, di quelle persone che, oltre a vivere un grande dolore, dovuto alla perdita di un proprio caro, ereditano le battaglie che portano avanti alla ricerca della verità e della giustizia.
Una giustizia che non riguarda solo le vicende personali, ma che investe tutta la collettività, perchè grazie ad alcune di queste battaglie, vengono assicurati nuovi diritti ai cittadini.

 

2° CLASSIFICATO

Mattia Panunzio con 41°17’59”N 13°01’30”E
Agro-Pontino. Dopo centinaia d’anni di fallimenti, la definitiva bonifica della palude riuscì al Fascismo.
Oggi è un territorio stravolto. Le costruzioni razionaliste del Ventennio annegate fra interi agglomerati abitativi e industriali. E poi le case coloniche, accerchiate, modificate o abbandonate, centro dei poderi e ricovero delle migliaia di contadini giunti da tutta Italia.
Pasolini li riteneva magici, ma sosteneva che già a metà degli anni ‘70 quei luoghi fossero perduti.
La profezia si è avverata? Difficile esserne certi. Sabaudia (le coordinate della sua torre littoria danno il titolo al progetto) è l’unica città di fondazione rimasta simile all’originale. Solo qui è possibile un confronto temporale: sicuramente qualcosa di bello è scomparso per sempre.

 

3° CLASSIFICATO

Federica Sasso, Sick Sad Blue

19-08-2015
“Ricoverata per la quinta volta al centro di trattamento dei disordini alimentari,
Non vedo la fine di tutto questo, forse sono innamorata dell’idea di essere fragile,
un essere da proteggere, da maneggiare con cura.
Amo le mie ossa sporgenti, che quasi mi tagliano la pelle. ”
Chiara

In Italia oltre 3 milioni di adolescenti soffrono di disturbi alimentari. Ogni anno il 6,2% di loro muore. Chiara (clairenough sui social media) soffre di anoressia. Lo sguardo di Chiara era perso nei pensieri oscuri, chiuso in una solitudine che sembrava irraggiungibile. I miei scatti di moda ci hanno avvicinati. Chiara li ha trovati belli e sentiva che poteva fidarsi di me, che l’avrei aiutata a proteggersi. Il legame tra noi si sviluppò e crebbe nei reparti di psichiatria, nei centri di trattamento dei disordini alimentari e nei brevi ritorni a casa; da stanze sconosciute a finestre con sbarre di sicurezza, guardando cieli lontani.
Fu allora che decisi che la nostra esperienza condivisa non sarebbe stata relegata a una documentazione: raccogliendo pensieri visivi in ​​un diario ho scoperto un modo per avere un’interazione con Chiara, ho costruito una conversazione fatta non da parole, ma da sentimenti e immagini. Chiara è uno dei tanti Millenials su Instagram. Il 53 percento degli utenti. “Le mie scarpe prima, poi io” scrisse in un mare di immagini, prese da internet e di se stessa, in un gioco ambiguo e perturbante, tra seduzione e braccia incrociate, segnate da flebo e cerotti. Le immagini di Chiara apparivano come lei voleva vedere se stessa. Chiara ha consegnato la propria fragilità e bellezza allo schermo del telefono; tra fiori sbocciati e appassiti, unghie nere e capelli verdi e blu, spuntano occhi perfettamente truccati.

 

 

Menzione d’onore

Martina Zanin, I made them run away

La continua ricerca di mia madre per “la famiglia perfetta” e la sua grande paura per la solitudine, l’hanno portata a conoscere, e a farmi conoscere, dozzine di uomini diversi, molti dei quali hanno vissuto a casa nostra.
Provo questo disgusto per la paura di commettere gli stessi errori di mia madre, o è solo una reazione causata dall’eccessiva esposizione agli uomini e ai loro comportamenti?
Dai gesti quotidiani da gentiluomo, ai fischi dalla macchina o al colpo di clacson, ogni piccolo cenno, o sibilo proveniente da un uomo fa accendere dentro di me un fuoco che non è quello della passione, ma quello dell’odio. Ho analizzato questo sentimento verso gli uomini attraverso le varie relazioni che mia madre ha avuto, ricostruendo il vuoto che ha lasciato. Una sorta di ribellione è rappresentata, quasi una vendetta, una riconquista di me stessa, della femminilità – che non è sinonimo di debolezza.

 

Alberto Gandolfo riceverà in premio la possibilità di presentare il proprio progetto durante la prossima edizione del MIA Photo Fair di Milano.

Letture portfolio
Fotografia Europea 2018

Sabato 21 e domenica 22 aprile 2018
Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

in collaborazione con Cortona On The Move

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