Walk on the wild side

Anders Petersen, Gertrud, Toni and Marlene. Dalla serie “Café Lehmitz”, 1967-1970 – © VU’ La Galerie

Ed van der Elsken, Christer Strömholm, Anders Petersen e Lisetta Carmi

mostra a cura di Walter Guadagnini

Sede e orari

Palazzo Casotti
piazza Casotti, 1/c
42121 Reggio Emilia

venerdì 11 maggio aperto dalle 18.00 alle 24.00; sabato 12 e domenica 13 maggio dalle 10.00 alle 24.00; dal 17 maggio al 24 giugno aperto giovedì e venerdì dalle 19.00 alle 23.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 23.00; chiuso lunedì, martedì e mercoledì

Mappa

Attraverso una sessantina di fotografie di Ed van der Elsken (1925 – 1990), Christer Strömholm (Stoccolma, 1918 – 2002), Anders Petersen (Stoccolma, 1944) e Lisetta Carmi (Genova, 1924) si racconta il lato oscuro della metropoli, la vita dei cittadini ai margini della comunità. I quattro autori individuati sono quattro protagonisti assoluti della fotografia europea del dopoguerra: Ed van der Elsken, olandese, ha narrato le vicende della comunità di intellettuali e di personaggi che hanno reso celebre la Rive Gauche parigina negli anni Cinquanta; Christer Strömholm si è avvicinato, nel decennio tra metà anni Cinquanta e Sessanta, a un luogo altrettanto leggendario di Parigi, la Place Blanche, dove ha fotografato – in maniera oggettiva e senza alcuna volontà di scandalo o di sorpresa – i travestiti che abitavano e rendevano famigerata quella zona della città. Alcuni anni più tardi, anche Lisetta Carmi ha trovato, nei vicoli di Genova, lo stesso soggetto, affrontato con una straordinaria capacità di evitare le retoriche e i pregiudizi assai forti in un paese come l’Italia degli anni Sessanta. Nel 1967 il giovanissimo svedese Anders Petersen si troverà invece a fotografare gli avventori di un bar di Amburgo, il Cafè Lehmitz, luogo di ritrovo dell’umanità derelitta, ma affascinante, di un luogo malfamato come era il porto della città tedesca negli anni Sessanta e Settanta.
Le opere in mostra provengono da istituzioni come il Photomuseum di Amsterdam e gallerie private come la Galerie Vu di Parigi, e intendono fornire uno spaccato di quella che è stata sin dagli inizi una delle vocazioni della fotografia e dei fotografi, quella di andare a scoprire e portare alla luce come vivesse “l’altra metà” – secondo il titolo di un libro di Jacob Riis pubblicato a New York alla fine del XIX secolo.
Allo stesso tempo, va sottolineato come questi artisti abbiano avuto un approccio particolare a questa tematica, perché si sono avvicinati ai luoghi e ai loro abitanti non con il distacco tipico dell’approccio documentario, ma vivendo dall’interno queste situazioni, con uno spirito per molti aspetti diaristico. E se oggi le immagini di una Parigi o di una Genova in bianco e nero possono apparire come nostalgiche, in realtà al momento della loro comparsa furono dirompenti, poiché svelarono e resero familiari modelli e stili di vita scandalosi, rifiutandosi peraltro di giudicarli e, anzi, lasciando chiaramente intuire come lo sguardo dei fotografi fosse in realtà complice, partecipe di un clima.
Nonostante la fama planetaria di questi autori, le loro opere non sono mai state riunite in Italia in un’unica mostra, che renda evidente l’emersione di un clima culturale fra anni Cinquanta e anni Sessanta che ha fortemente segnato anche il decennio successivo.