Like Lipstick Traces

Aurélien Arbet – Jérémie Egry, Like lipstick traces, Dokument Forlag and Hello, 2009

13 GRAFFITI WRITERS, 2 ANNI, 600 POLAROID INEDITE

mostra a cura di Aurélien Arbet e Jérémie Egry

Sede e orari

Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c
42121 Reggio Emilia

venerdì 11 maggio aperto dalle 18.00 alle 24.00; sabato 12 e domenica 13 maggio dalle 10.00 alle 24.00; dal 17 maggio al 24 giugno aperto giovedì e venerdì dalle 19.00 alle 23.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 23.00; chiuso lunedì, martedì e mercoledì

Mappa

Like lipstick traces mostra la vita quotidiana di 13 graffitisti. Coscientemente, e quindi in contrasto con le solite pubblicazioni sui graffiti, questa usa l’inconsueto mezzo della Polaroid.

L’idea era di mandare una macchina fotografica e cento foto a writer di nazionalità diverse, con il compito di riprendere la loro vita quotidiana, e dargli completa libertà nella scelta dei soggetti. È sicuramente questo tipo di libertà che rende così speciale questo libro, ma anche il fatto che tutte queste foto inedite sono state scattate appositamente per esso.

All’inizio del 21° secolo, i graffiti sembrano prendere una direzione totalmente contraria alle motivazioni che li hanno originariamente ispirati. Da un lato, questo potrebbe essere la conseguenza di sanzioni più severe; dall’altro, è dovuto al crescente interesse suscitato nei mezzi di comunicazione di massa e nelle grandi aziende. Così, abbiamo deciso di presentare quegli artisti che si dedicano a questa arte in maniera impegnata, non soccombono alle pressioni del mercato e danno nuova vita a questo movimento.

LIKE LIPSTICK TRACES

Like lipstick traces deriva dal titolo di un libro di Greil Marcus (“Tracce di Rossetto”) che descrive i movimenti alternativi del 20° secolo, come il Punk, il Lettrismo, il Surrealismo e il Dadaismo. L’autore esamina la Cultura di Protesta che si è sviluppata in Europa e che, ai suoi occhi, era l’origine di quei movimenti alternativi. Metaforicamente, li chiama ferite della storia. Dopo aver letto questo libro, noi abbiamo pensato che anche i graffiti avrebbero potuto farne parte.

Perciò, abbiamo deciso di lanciare il progetto Like lipstick traces, per suggerire umilmente un capitolo aggiuntivo che completi il libro di Greil Marcus. Noi vogliamo mostrare che i graffiti sono diventanti anch’essi una di quelle ferite della storia.

All’inizio, i graffiti erano considerati impulsivi e marginali: non erano capiti ed erano persino trattati come un atto sciocco. I graffiti non erano fatti per durare nel tempo o per ottenere un riconoscimento istituzionale. Comunque, qualche tempo dopo, la gente li ha consacrati come una parte culturalmente importante di un’intera generazione e, improvvisamente, i graffiti sono parsi abbastanza digeribili da essere assimilati nella cultura di massa. Il loro potenziale commerciale è aumentato traducendosi in un boom di vendite, specialmente nella moda e nella pubblicità.

Oggi leggiamo sui muri o sentiamo dire “I graffiti sono morti” e sembra proprio che l’approccio originario ai graffiti non esista più. Tuttavia, ci sono ancora quelli che perseverano, realizzando la loro arte e le loro idee, che rispettano a una certa estetica e tengono le distanze dall’istituzionalizzazione dei graffiti.

È questo genere di writer che noi vogliamo presentare in Like lipstick traces. I 13 artisti nel libro sono oltre il potere costituito e mantengono vivi i graffiti. Essi dimostrano una certa spontaneità rifiutando i compromessi e sfidando gli interessi economici.

Noi abbiamo deciso di non analizzare l’argomento per iscritto, ma di lasciar parlare da sole le foto, perché volevamo rimanere fedeli alla nostra percezione, che è nell’immagine. In ogni caso, abbiamo chiesto ai 13 writer di rispondere a tre domande, per esprimere il loro punto di vista riguardo al tema del libro.

Quanta distanza metti tra la storia della tua generazione e il tuo ruolo nella storia?

Quali circostanze, fatti e influenze hanno fatto di te la persona che sei oggi? In altre parole, dove trovi l’ispirazione per la tua pratica artistica?

Come hai affrontato il “compito” di scattare delle foto per 2 anni?


GRAFFITI E POLAROID

Graffiti e Polaroid: Due cose che sono molto care ai nostri cuori e che uniamo in questo libro. Noi possiamo vantare più di dieci anni di esperienza coi graffiti e la Polaroid.

La scelta degli artisti si è basata su vari criteri: il loro contesto geografico, lo stile del loro graffiti, la loro generazione e la loro presenza nei mezzi di comunicazione.

Da un lato, noi volevamo presentare una diversità geografica e culturale. Ecco perché ci siamo rivolti ad artisti di origini differenti. Dall’altro, la scelta è dipesa anche dal loro stile. Non solo vogliamo che sia rappresentata un’ampia gamma di stili, ma non vogliamo perdere di vista la vera idea fondante dei graffiti: l’illegale, oltre le ultime tendenze nel mondo dell’arte, comunicate su Internet.

I 13 writers sono stati scelti anche perché la maggior parte di loro compare raramente nelle riviste o nei libri. Infine, noi abbiamo scelto writers di generazioni diverse – attivi dal 1990 al 2000.

Dunque, Like lipstick traces offre una modesta panoramica internazionale della marginale arte dei graffiti che resiste e protesta continuamente.

Noi vogliamo enfatizzare l’ambiente degli artisti, la loro vita quotidiana, le loro famiglie, i loro amici, le loro case, i loro viaggi e il loro aneddoti. Scattando delle istantanee delle loro vite per lasciare un segno.

Sotto molti aspetti, l’istantanea è incarnata dalla Polaroid. Noi pensiamo che sia il mezzo perfetto per questo tipo di fotografia e vogliamo anche opporci alla popolarità della fotografia digitale. Le foto fatte sono uniche, non possono essere riprodotte, hanno le loro peculiarità e hanno una qualità totalmente particolare, simile allo stile degli anni ’70 e ’80. Inoltre, abbiamo scelto questo tipo di fotografia per dare al libro un’unità grafica: ogni immagine ha lo stesso, preciso formato.

Drammaticamente, a metà della produzione del nostro libro, la Polaroid ha all’improvviso annunciato che avrebbe smesso di fabbricare tutte le pellicole per le istantanee! Allora la foto inserite in questo libro diventano le ultime testimonianze di un processo fotografico che avrà lasciato il segno nella storia.


UNA TRACCIA

Abbiamo deciso di realizzare il progetto benché ci fosse chiaro che conteneva elementi di incertezza e che era esposto alle coincidenze. Noi non sapevamo quale ne sarebbe stato il contenuto. Nondimeno, sono quelle difficoltà e quei rischi che rendono il progetto così speciale e interessante.

Non è sempre stato facile comunicare con i diversi artisti, perché tutti hanno personalità differenti, operano diversamente e non sono sempre immediatamente raggiungibili. Questa è una delle ragioni per cui il progetto è durato così tanto: abbiamo ricevuto le prime foto nel maggio del 2006, le ultime nel febbraio del 2008, alcune non sono mai arrivate a destinazione e per altri si dovuto spedire la macchina fotografica tre volte (perché era arrivata danneggiata o perché era stata confiscata dalla polizia).

Una peculiarità è che noi non abbiamo dato istruzioni riguardanti il contenuto delle immagini. Così, alcune foto sono banali, pasticciate, sfocate, sotto- o sovraesposte, graffiate, segnate, o hanno degli appunti scritti sopra. Eppure, è in queste foto amatoriali, il cui aspetto tecnico è trascurato, che la realtà si manifesta. Esse hanno un significato particolare per gli artisti perché ritraggono degli istanti della loro vita.

La libertà di scelta dei soggetti è stata concessa per rimanere il più vicino possibile alla filosofia sottostante i graffiti e i movimenti alternativi e, inoltre, per mostrare un contenuto senza tempo: spontaneo, sovversivo, eterogeneo, in aperta sfida al sistema che va per la maggiore.

Aurélien Arbet e Jérémie Egry