Ghostland

Ghostland



Nella nostra epoca ipermediata, la realtà appare sempre più come un  territorio “spettrale”: un paesaggio in cui esperienze, corpi ed eventi sono  filtrati, tradotti e ricodificati attraverso superfici luminose, gli schermi.  Ghostland indaga questo spazio intermedio in cui viviamo − uno spazio  in cui lo schermo non è più soltanto un dispositivo tecnico, ma un vero  e proprio ambiente culturale, capace di modellare le nostre percezioni, i  nostri comportamenti, disegnando immaginari collettivi. 

Le tecnologie visive che abitano il nostro quotidiano – sistemi di  sorveglianza, interfacce sociali, archivi digitali, intelligenze artificiali,  flussi di informazione provenienti da zone di conflitto – costruiscono una  geografia emotiva complessa, fatta di prossimità apparenti e distanze  profonde. Qui il volto diventa specchio, il corpo superficie manipolabile, la  memoria archivio in continua riscrittura, funzionale a immaginare un futuro  distopico. La guerra, le catastrofi, l’alterazione del sé e il senso diffuso di  vulnerabilità necessitano di mediazioni con l’obiettivo di attenuare il dolore,  moltiplicare la spettacolarità davanti a un mondo talvolta incomprensibile e  difficile da decodificare. 

Così in questo paesaggio visivo sovrasaturo, l’immagine funge  contemporaneamente da specchio e da barriera: riflette desideri, paure  e aspirazioni, ma espone anche a forme di controllo e a una progressiva  anestesia dello sguardo.  

Lo schermo diventa così un luogo ambiguo in cui la realtà si scompone, si  ricompone e si reinventa, producendo identità ibride, memorie alterate e  narrazioni che oscillano tra realtà e finzione. 

Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi  stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso  del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire. 

Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a prendere consapevolezza di questa ininterrotta immersione nelle immagini e a renderla visibile. Qui non si tratta di un futuro distopico, ma del nostro presente in cui non siamo semplicemente spettatori, ma parte attiva di questa nuova realtà.
Un invito, infine, a riflettere non solo su ciò che vediamo – e produciamo – ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i  punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove il reale continua a sfuggire e che appare soltanto attraverso la cornice dello schermo.

I progetti di Indrė Šerpytytė e Visvaldas Morkevicius fanno parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026, realizzato dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana.


ZOÉ AUBRY – FAIRE ÉCRAN
https://z-aubry.com/About

Faire écran propone una riflessione critica sulla costruzione dell’identità nell’era delle immagini digitali, ponendo il volto come superficie sensibile e spazio di esposizione. Attraverso frammentazioni e alterazioni, Aubry evidenzia la tensione tra il corpo vissuto e la sua rappresentazione. Il volto emerge come un’interfaccia, luogo di mediazione tra percezione di sé e visibilità tecnologica. Le discontinuità visive rivelano la malleabilità e la vulnerabilità dell’identità contemporanea. La fotografia diventa così uno spazio critico di contestazione delle norme che plasmano l’apparire.

SARA BEZOVŠEK – SND
https://sarabezovsek.com/about

SND è un progetto digitale interattivo che esplora i possibili futuri dell’umanità attraverso un percorso narrativo ispirato alla struttura cinematografica hollywoodiana. Integrando materiali visivi reperiti online e produzioni proprie, l’artista costruisce un ambiente visivamente saturo e in continua evoluzione. Lo spettatore è invitato a navigare autonomamente tra scenari utopici e distopici, diventando parte attiva dell’esperienza. L’opera riflette il clima contemporaneo segnato da ansia, sovraccarico informativo e incertezza globale. Ne emerge una meditazione critica sul rapporto tra immaginario collettivo, tecnologia e destino del pianeta.

CAROLYN DRAKE -NEXT DOOR
https://carolyndrake.com/contact

Sleepers indaga criticamente le dinamiche della sorveglianza e la costruzione sociale della paura nello spazio domestico e urbano. L’artista reindirizza le telecamere verso l’intimità della camera da letto, sovvertendo la loro funzione di controllo. 

Parallelamente, Drake esplora lo spazio urbano notturno, le foto a colori presentate accanto ad esse sono state scattate dopo il tramonto, con una macchina fotografica montata su un treppiede. Così facendo, l’artista si esponeva ai pericoli percepiti citati nei post di Next Door e diventava al contempo uno di quei soggetti pericolosi. 

ALISA MARTYNOVA – ANIMA
https://www.alisamartynova.com/about

Anima esplora l’identità contemporanea nel punto di intersezione tra umano e artificiale, dove i confini tra organico e sintetico si dissolvono. Attraverso un processo di co-creazione con l’intelligenza artificiale, l’artista riattiva archivi visivi generando ritratti ibridi e identità fluide. Il cyberspazio è concepito come uno spazio onirico, in cui la macchina diventa estensione immaginativa dell’umano. I volti frammentati riflettono una condizione post-binomiale e in continua trasformazione. L’opera si configura come una riflessione critica sulla co-evoluzione tra corpo e tecnologia.

VISVALDAS MORKEVICIUS – CAMOUFLAGE
https://visvaldas.com/info

Il progetto esplora l’impatto etico e psicologico della guerra con i droni, in cui la tecnologia ci allontana dalla realtà umana della violenza. Ispirato alla Teoria del drone di Grégoire Chamayou, esamina come i droni trasformano l’uccisione in un processo mediato e astratto, riducendolo a un atto disconnesso e spersonalizzato, rimuovendo il rischio personale, oscurando la responsabilità e l’empatia.
L’installazione utilizza riprese mimetiche digitali e riprese di droni della guerra in Ucraina per giustapporre la distruzione al netto distacco, invitando gli spettatori ad adottare la prospettiva del drone mentre si nascondono sotto il camuffamento.

MYKOLA RIDNYI – BLIND SPOT
https://www.mykolaridnyi.com/biography

Blind Spot utilizza la nozione oftalmologica di “punto cieco” come metafora della percezione contemporanea nella condizione di guerra mediatica. Intervenendo su immagini di territori ucraini devastati, l’artista sovrappone forme che evocano la perdita della vista. Questa alterazione visiva riflette i meccanismi della propaganda, che oscurano la comprensione della realtà politica e sociale. L’opera mette in discussione la costruzione soggettiva del reale e la fragilità dello sguardo. Ne emerge una riflessione critica sulla visibilità, la memoria e la rappresentazione del conflitto.

INDRĖ ŠERPYTYTĖ – THIS IS HOW WE WIN WARS
https://indre-serpytyte.com/About

L’opera riflette sul rapporto tra rituale, guerra e trauma, indagando le emozioni e i legami silenziosi che attraversano l’apparato militare, in contrasto con riti e sistemi espliciti. Esamina i vari modi in cui il trauma viene affrontato, elaborato ed espresso sia a livello intimo che pubblico, e indaga il rapporto complesso e spesso problematico tra queste modalità di elaborazione del lutto e ricordo. 

VASTE PROGRAMME – IT’S ALL FUN AND GAMES
https://vasteprogramme.com/?page_id=166

La serie rielabora i peep-board trasformandoli in strumenti di riflessione sulle catastrofi climatiche. I volti forati permettono allo spettatore di sostituirsi temporaneamente alle persone in fuga, sospendendo il confine tra gioco e realtà. Le immagini, costruite da collage fotografici dipinti a mano, documentano fenomeni climatici estremi e mediaticamente filtrati. L’installazione, con i pannelli inizialmente mostrati di spalle, genera curiosità e disagio. L’opera invita a confrontarsi con l’urgenza e la prossimità dei disastri ambientali nella vita quotidiana.







Sede

Palazzo Da Mosto
via Mari, 7
Reggio Emilia

orari

30 aprile – 14 giugno

giornate inaugurali
30 aprile › 19-23
1 maggio › 10-23
2 maggio › 10-23
3 maggio › 10-20

dal 7 maggio al 14 giugno
giovedì  › 10-13 e 15-20
venerdì – sabato – domenica › 10-20
aperture straordinarie
1 e 2 giugno > 10-20

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