"Corpi Migranti"

“Nel deserto vidi una tomba, era di una ragazza di Douala, e mi chiesi se suo papà e sua mamma, i suoi fratelli e sorelle sapevano che la loro bimba è là”.
Corpi migranti nasce così, dalle parole di un giovane camerunese.
Era il 2015 quando l’autore cominciò a documentare la gestione dei corpi dei migranti deceduti nel tentativo di raggiungere l’Italia. Partendo dai cimiteri siciliani, per capire dove e come questi corpi sono sepolti, quanti hanno un nome o cosa in mancanza, il lungo percorso di indagine sarebbe terminato, alcuni anni dopo, in un villaggio del Saloum, in Senegal.
I frammenti di cui si compone Corpi migranti ci mettono di fronte, senza scampo, alla morte di giovani migranti, alla gestione dei loro corpi, a un lutto spesso impossibile.
Alla percezione collettiva di fatalità ineluttabile e tragedia inevitabile, questo lavoro oppone una visione scarna di ciò che ruota attorno a questi corpi per rivelare la realtà per ciò che è: quella che l'autore definisce “anomalia”, un'aberrazione che non dovremmo permettere né accettare.
Nelle parole di Federico Faloppa: “Corpi migranti ci aiuta a non consumare l’anomalia. Ci chiede di rompere il racconto e le sue geometrie – dell’accoglienza, dei respingimenti, dei resti allineati dalla medicina forense, degli oggetti e delle tracce, della anonima regolarità di bare di zinco e pietre tombali
– perché nulla di ciò che stiamo vedendo è commensurabile, duplicabile, incasellabile.”
Se l'immigrazione è sempre più un “oggetto politico” che divide in pareri e fazioni contrapposte, il linguaggio di queste immagini – “nudo”, senza aggiunte – porta l'attenzione al di là del rumore abituale, inducendo a un silenzio necessario.

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