"La misura dell'assenza"
“La misura dell’assenza” è un progetto fotografico che indaga il rapporto tra memoria, perdita e oggetti, a partire da un’esperienza intima: lo svuotamento della casa appartenuta al padre dell’autrice nel momento successivo alla sua scomparsa.
Il gesto, apparentemente pratico, si trasforma in atto simbolico: non una semplice rimozione della materia, ma un attraversamento dell’assenza.
La casa vuota diventa soggetto e luogo della memoria. Non è più contenitore, ma corpo che trattiene impronte invisibili; involucro che continua a parlare nonostante sia stato svuotato. Ogni fotografia restituisce uno spazio carico di ciò che non si vede: tracce, residui emotivi, presenze latenti. L’oggetto perde la propria funzione originaria per diventare soglia, archivio fragile, testimone muto.
Il progetto riflette sul ruolo degli oggetti nella costruzione del ricordo. Nella vita quotidiana affidiamo alla materia una funzione magica e consolatoria: chiediamo agli oggetti di trattenerci il tempo, di custodire ciò che non sappiamo più nominare. Ma le cose non restituiscono mai una verità stabile. Agiscono piuttosto come superfici di proiezione, come specchi imperfetti in cui la memoria si deforma, si ricostruisce, si reinventa.
La memoria emerge così non come archivio fedele, ma come processo instabile e soggettivo. Ogni ricordo è una riscrittura, ogni immagine una versione possibile. Il lavoro fotografico non documenta una perdita, ma mette in scena la sua persistenza: una presenza che non ha più corpo e che continua ad abitare gli spazi attraverso ciò che resta.
In “La misura dell’assenza” gli oggetti non sono reliquie, ma fantasmi domestici. Non conservano il passato, lo evocano. Non raccontano ciò che è stato, ma rendono visibile ciò che insiste. La fotografia, in questo contesto, non è strumento di salvataggio del ricordo, ma superficie sensibile su cui l’assenza lascia la propria impronta.
Il progetto si configura come un’indagine poetica sulla perdita e sui modi in cui essa si deposita nella materia, interrogando il valore simbolico degli oggetti e il ruolo dell’immagine come spazio di sopravvivenza della memoria.
Non un racconto biografico, ma una mappa emotiva: un invito a riconoscere nei vuoti, nei resti e nelle tracce quei luoghi invisibili in cui il passato continua, silenziosamente, a respirare nel presente.
Orari di apertura
Lunedì
chiuso
Martedì
chiuso
Mercoledì
chiuso
Giovedì
30 aprile 2026 dalle 18 alle 24
Venerdì
1 maggio 2026 dalle 10:30 alle 23:30
Sabato
2/9/16 maggio 2026 dalle 10:30 alle 23:30
Domenica
4/10/17 maggio 2026 dalle 10:30 alle 20:00
Date di apertura
30 aprile-17 maggio
indirizzo & Contatto
ATELIERS VIADUEGOBBITRE
Via Dei Due Gobbi, 3
42121 Reggio Emilia RE
Email
nannini.federica@yahoo.com









