interviste | Laura Serani

Fotografia e multiculturalità: a che punto siamo di questo proficuo rapporto?

Con la diffusione sempre più larga, da una parte della pratica fotografica, dall’altra delle immagini realizzate, la fotografia conosce un momento di produzione e di scambi senza precedenti. Si tratta di fenomeni che hanno facilitato l’espressione di strati sociali o regioni fino ad ora più isolate e favorito la conoscenza in occidente di nuove forme di cultura con un forte arricchimento reciproco.

Le immagini “fisse” sono ancora in grado di raccontare una storia ad un pubblico avvezzo alla velocità della vita quotidiana tecnologizzata?

Credo nella convivenza dei diversi mezzi d’informazione. Ad ogni momento della nostra giornata corrisponde una fruizione di vari mezzi di comunicazione – la radio, il giornale, la televisione – che da anni coabitano, e continueranno a coabitare con le nuove tecnologie. Ovviamente l’accelerazione dei ritmi e i nuovi modi di vita richiedono una riflessione e un aggiustamento permanente dei modi di pensare e di comunicare. Non si raccontano le stesse cose attraverso una fotografia destinata agli smartphone, alle news su internet o ad un reportage di fondo per una rivista. Per non parlare delle mostre fotografiche che rappresentano un momento di pausa e di concentrazione che il pubblico apprezza sempre più.

Esiste oggi un approccio “impegnato” alla fotografia o appartiene a un capitolo chiuso della sua storia?

L’approccio “impegnato” esiste sempre, direi soprattutto che esistono fotografi impegnati. Il terreno e i linguaggi visivi dell’impegno forse sono cambiati diventando uno specchio della nostra società. Accanto alle grandi cause acquistano importanza le problematiche di prossimità, questioni che altre volte sarebbero sembrate quasi di ordine privato, riflettendo in realtà malesseri collettivi della società: al lirismo e all’enfasi si è sostituito un tono più distaccato. Questo per quanto riguarda l’evoluzione della fotografia in occidente, ma la situazione è diversa in quei paesi in cui testimoniare e denunciare è essenziale e ancora molto d’attualità. 

La cultura pop domina incontrastata l’immaginario globale: può continuare a insegnarci qualcosa?

La musica sicuramente …. Per il resto, forse la desacralizzazione dell’arte, l’immediatezza della percezione, l’accessibilità alla creazione che le nuove tecnologie possono facilitare, a condizione di non scordare di pensare e di sentire, come diceva così bene Cartier-Bresson rispetto alla fotografia…