Tenda, Neve, Pace (Curtain, Snow, Peace)

Credo che anche questa volta, come nella maggior parte dei miei lavori passati, opererò una auto-riflessione, qui ancora più forte essendo il Limite e il Confine un tema che sento davvero mio. Credo che lavorerò su questa personale ed intima connessione tra me e Reggio Emilia.
Posso dire che Reggio Emilia è davvero tutto ciò che mi aspettavo di trovare. Mi piace questa città, anche se sono qui da pochi giorni, ma spero comunque che quelli a venire saranno piacevoli come quelli appena passati. Sto bene e mi sento a casa, e questo significa molto per me.

Ho esplorato spesso il tema del Limite e del Confine da quando ho cominciato a fare questo lavoro. Sono sempre stata attratta da questo tema, l’ho affrontato spesso nei miei progetti, quasi come fosse una sfida. Ora che mi è stato chiesto di affrontare di nuovo questo tema, ho ripensato molto ai lavori passati, e ho capito che, così come io sono cresciuta, allo stesso modo è cambiato anche il mio modo di concepire il tema del Confine. Mentre negli anni passati aveva un senso politico, ora lo sento come un tema molto personale ed intimo, individuale, il tema sui limiti che una persona trova nella sua vita e che deve in qualche modo superare, o evitare.
Essendo un progetto fotografico, porto sempre con me le mie quattro macchine fotografiche, ognuna diversa dall’altra, e, in un certo modo, avverto anche qui un confine tra queste macchine fotografiche, nei loro diversi obbiettivi, e quindi anche diversi punti di vista. Così sto inseguendo anche questo piccolo e nuovo esperimento.

La relazione tra parole e immagini è qualche cosa di veramente connesso al mio background, alla mia esperienza. Io nasco come graphic designer e sono sempre stata abituata a combinare elementi diversi nel mio lavoro. Nella mia vita artistica uso pressappoco gli stessi principi, associando alle immagini delle parole, dei testi o degli slogan diretti al pubblico. Mi piace questo tipo di approccio perché è molto diretto, e, inoltre, mi piace lavorare in mezzo alla gente, negli spazi pubblici piuttosto che nella gallerie o nei musei. Spesso, infatti, usando i mezzi grafici a cui sono stata abituata, è molto più facile raggiungere il pubblico, gli spettatori, colpirli, spesso in modo molto più efficace rispetto all’arte contemporanea tradizionale

Sejla Kameric è nata a Sarajevo (Bosnia), nel 1976, dove vive e lavora.

La ricerca di Sejla Kameric muove da un approccio politico che caratterizza i primi anni della sua carriera. Successivamente, la sua ricerca diventa più intimista e concettuale, una sorta di maturazione individuale, nella quale l’artista ha posto al centro della sue immagini luoghi ed atmosfere intime e famigliari, sviluppate anche in diversi work in progress sempre in aggiornamento, e accompagnate dall’uso di testi. Utilizza diverse tipologie di media: dalle installazioni video, alle fotografia, e ai media in generale.

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Biblioteca Panizzi
via Farini 3