In Algeria. Testimonianze dello sradicamento

Negli stessi luoghi e tra la stessa gente in cui Albert Camus ambientava i suoi romanzi e Gillo Pontecorvo avrebbe girato un film leggendario come La battaglia di Algeri, un giovane dal grande avvenire scopriva la sua vocazione: nell’Algeria della guerra di indipendenza a metà anni Cinquanta, Pierre Bourdieu (1930-2002), prima militare di leva e poi insegnante di filosofia, si trova catapultato in un frangente in cui l’aspra lotta politica si accompagna a radicali mutamenti sociali. L’osservazione di questa situazione magmatica spinge lo studioso alla documentazione. Tra gli strumenti di questa ricerca occupa un posto di primo piano la macchina fotografica. Grazie ad essa il futuro autore de La distinzione ci restituisce uno spaccato della vita dei marginali delle città, in gran parte contadini espropriati della terra, e quella ancora più terribile degli internati nei campi di concentramento dove le autorità coloniali rinchiudevano i presunti sovversivi
(oltre due milioni su una popolazione complessiva di venti).
Nonostante l’assenza di ambizioni estetiche, queste immagini mostrate per la prima volta nel 2003, testimoniano la vivacità e la tensione etica di un approccio che avrebbe reso Bourdieu il sociologo più celebre della fine del XX secolo.
In esse, in particolar modo, emerge come nelle scienze sociali l’osservazione scientifica non possa essere separata da una partecipazione etica.

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Musei Civici
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