Italians
Tokio dista quasi diecimila km da Milano. Michi Suzuki (1971) ha compiuto il viaggio una ventina d’anni fa e oggi, da affermata fotografa residente nel nostro Paese, porta questa esperienza cosmopolita in un progetto inedito che esplora i dilemmi dell’identità e dell’appartenenza e viene presentato per la prima volta a Fotografia Europea. A sollecitare l’attenzione di Suzuki sono state le celebrazioni per il 150° della nascita dello stato italiano, ma anche l’emersione periodica di atti di discriminazione a sfondo razziale. Quale il soggetto ideale per una ricerca di questo tipo?
Forse proprio chi non ha radici solide o patenti di “purezza”, ma vive sospeso tra due mondi, scontando le difficoltà di comunicazione fra essi, ma anche godendo di opportunità inaspettate: ad esempio, chi ha un genitore italiano e uno straniero.
Una condizione, destinata ad aumentare nei prossimi anni, che può costituire un problema solo per chi ritiene che la società si riproduca secondo modelli statici. In questo tipo di ricerche la fotografia mostra tutta la propria ricchezza antropologica: il ritratto non è che l’esito finale di una relazione, di un rapporto che si costruisce nei luoghi della quotidianità e nel tempo del rapporto che si instaura tra il fotografo e i suoi soggetti.




