Heartbeat – rainchild – one tree
“È davvero curioso guardare una fotografia ed avere al tempo stesso l’impressione che sia stata scattata proprio per te, che si apra ai tuoi occhi, come un dono inatteso” Un lusinghiero mistero che emerge dal mondo di Machiel Botman (Brigitte Ollier).
La carriera fotografica di Machiel Botman ha inizio circa trent’anni fa. Troviamo il Gatto Bianco (White Cat) del 1965, ma si tratta di un’opera di gran lunga anteriore risalente a quando ancora non aveva dieci anni. “Non è complicato ciò che faccio, mi limito a scattare foto a tutto ciò e tutti coloro che incontro vivendo. Si fa e basta, come il respiro”.
“Nessun progetto, se non il sapere che la conclusione di tutto sarà un gioco più grande, la creazione degli album: ho la convinzione che le fotografie veramente gravide di significati semplicemente mi vengano. In mio potere, su questo, vi è davvero poco, si tratta degli album. Vale a dire i luoghi dove apprendo, scopro i legami, comprendo un po’ di me stesso e degli altri. Non sono, ovviamente, un fotografo “lineare”, ma miro alle emozioni, ai sentimenti più che al cosa, dove e quando. Forse pongo domande, ma non mi curo molto delle risposte”.




