Come sarebbero andate le cose se un pugno di renitenti alla leva non si fosse ritrovato in un locale di Zurigo chiamato Cabaret Voltaire e un ragazzino trasandato e “marcio” non avesse invocato l’anarchia di fronte a Sua Maestà? Il gesto irriverente, iconoclasta e blasfemo cambia le carte in tavola, sconvolge le grammatiche e fa girare il mondo: mode, stili di vita e comportamenti quotidiani non sono più gli stessi. Ma, dopo l’irriverenza del dadaismo, la “scienza delle situazioni” di Guy Debord e la sgradevole furia dei Sex Pistols e del punk, dove trovare oggi l’arte sovversiva? Come direbbe Giorgio Gaber “c’è solo la strada”. E i principi delle strade negli ultimi decenni sono stati i graffitisti con la loro azione “clandestina” che riscrive il contesto urbano, cambia di segno a strade e muri, diffonde l’incongruo nella routine delle metropoli. Anche questa forza, stretta fra commercializzazione e persecuzioni, corre un rischio mortale: essa va salvata prima che scompaia. Questo progetto di Aurélien Arbet e Jérémie Egry, nato come libro, ispirato al capitale Tracce di rossetto di Greil Marcus sui movimenti alternativi del XX secolo, ha riscosso successo in tutto il mondo e approda per la prima volta in Italia come mostra: tredici graffitisti di molteplici nazionalità documentano la propria attività con una macchina Polaroid. La montagna di immagini scaturite compone i tasselli di una storia collettiva ancora in atto.

Sede

Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c