Moltiplicarsi per dieci e scoprire l’alienazione nell’algido comfort di una suite di un hotel di Berlino. Costruire una residenza per tre milioni di ebrei in Polonia dalle sembianze alquanto sinistre. Rivisitare la felliniana sequenza della Fontana di Trevi con due skinhead al posto della coppia Mastroianni-Eckberg. Festeggiare con il coro America Sings!
la fine del socialismo reale. Armeggiare per otto ore con 50 sedie ricavandone assetti inediti per occupanti immaginari.
Cantare l’Internazionale e subito dopo l’inno dei sette nani.
Sono alcune delle performance documentate dai video raccolti in giro per il mondo, firmati da alcuni dei più interessanti artisti contemporanei: Yael Bartana, Sylvie Blocher, Charlotte Ginsborg, Nathalie Djurberg, Niklas Goldbach, Vlatka Horvat, Julia Kul, Bjørn Melhus, Sislej Xhafa, Valerio Rocco Orlando, Jani Ruscica. Ad unirli il gusto della provocazione e dell’ironia, la sovversione dei dogmi della comunicazione, la riproposizione dell’impegno politico sotto altre forme, l’allarme lanciato verso problematiche come l’antisemitismo, la proposta di differenti modelli di convivenza, la ridefinizione di spazi e oggetti che, apparentemente marginali, rivestono un valore paradigmatico per le nostre esistenze. Per ribadire che l’arte contemporanea “apre le ferite”, scardina lo sguardo addomesticato e aiuta a comprendere “che cosa significa pensare”.




