La mia Mosca
Il moscovita Igor Mukhin (1961) ha avuto un privilegio raro: assistere a un cambiamento epocale ovvero il trapasso fra la convulsa agonia del regime sovietico e l’assetto sociale della nuova Russia. Un passaggio che ha scatenato entusiasmi e paure, opportunità e disuguaglianze; comunque uno shock per milioni di persone vissute sotto una sorta di colossale “cupola geodetica” durata settant’anni. Questo progetto dedicato alla gioventù russa intende fissare queste mutazioni.
Ormai affermatosi come uno dei più dotati fotografi internazionali, con personali che vanno dalla Francia agli Stati Uniti, Mukhin vanta da sempre un rapporto privilegiato con la realtà giovanile: non a caso i suoi primi lavori riguardavano le sottoculture rock e punk cresciute all’ombra della perestroika.
La ricerca, ancora in corso e ormai prossima alla conclusione, si è sviluppata in un lungo arco di tempo per consentire al fotografo di misurarsi con una realtà complessa ed evitare le riduzioni moralistiche e sociologiche che tradizionalmente associano le nuove generazioni allo svilimento di costumi e tradizioni. Come nelle realizzazioni precedenti medesimo è l’approccio stilistico: un elegante e “documentaristico” bianco e nero memore della lezione di maestri come Henri Cartier-Bresson




