Coincidenze
Tema centrale nella fotografia di Davide Mosconi è il caso: l’autore lo cerca, ne fa il soggetto del proprio intervento, e poi lo usa direttamente come strumento
compositivo. I suoi trittici nascono da due immagini trovate, una proveniente dall’arte, l’altra da altri ambiti, scientifico, pubblicitario, informativo, in cui ha
trovato un’analogia imprevista, che evidenzia con uno scatto realizzato ex novo.
Mosconi ri-fotografa le prime due fotografie, e lo fa con questo metodo particolare che è la Polaroid, che rende evidente la rifotografazione, grazie alla mancanza del passaggio per il negativo. I soggetti sono diversi: all’inizio la serie In morte del padre, titolo allusivo all’uccisione del passato per poter creare il nuovo; poi vengono i cieli notturni e diurni, quindi parti del corpo, cibi, fuochi, ombre e altro ancora.
Il cielo ha particolarmente interessato Mosconi, che l’ha visto come una sorta di sfondo, come un foglio sul quale “disegnare” con gli oggetti e le materie – la più
evanescente e instabile, e insieme corpuscolare e stellare: la polvere – nel cielo e il cielo stesso, l’aria. Qui il caso la fa da padrone, ancora una volta doppiamente, perché è lui a creare le configurazioni ed è lui a registrare.
A cura di Elio Grazioli




