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L’inglese David Stewart si concentra sulle persone, sulla loro “stranezza”, che sia di comportamento, quando fanno qualcosa di eccentrico, o anche solo di immagine, se guardate con occhio curioso.
In questo modo ci appaiono come familiari e al tempo stesso singolari e diversi, inducendo la nostra attenzione ad interrogarsi su quello che sta guardando, su un senso che sembra sfuggirci e al tempo stesso ci pare evidente.
E’, questa, la molla stessa dell’interrogazione sul cambiamento: non solo come, ma perché le cose cambiano e che cosa porta con sé la differenza?
Un misto di senso della vita e di perturbante malessere di fronte alla diversità.
“Perturbante” qui ha tutto il senso freudiano del familiare che tutt’a un tratto ci appare estraneo, di un altro mondo, distante eppure al tempo stesso proprio intorno a noi, e forse al cuore stesso di ciò che non pensavamo di essere, estranei a noi stessi, come un sosia, come un fantasma.
Mostra a cura di Elio Grazioli






