Expedition / Spedizione

Ciò che ho notato, nella città di Reggio Emilia, è la presenza di un centro storico molto strutturato e definito, ma una volta oltrepassate le mura, si apre una zona in fase di sviluppo, con un aspetto molto meno strutturato e molto meno definito rispetto al centro, e che lascia intravedere l’avvenire della città. La mia sensazione, in base a ciò che ho avvertito durante questo breve soggiorno, è che tutto è ‘da farsi’, tutto è in costruzione e mi sembra che la questione cruciale sia come la città sarà domani e anche come integrare il centro storico in questa nuova vita contemporanea. Ho riflettuto su tali questioni e sull’idea dei lavoratori in questi lavori-in-corso.

Il mio lavoro consiste in un primo tempo nell’osservare, mentre, solo successivamente sento il bisogno di intervenire, di passare ‘dall’altra parte’. Questo è il principio del mio lavoro sia che si tratti di fotografia sia di video. Dunque non resto “ferma” ma arriva il momento in cui agisco e questa azione può anche consistere in qualcosa di minimale, che aiuti a ‘spostare’ l’immagine in un altro registro.
Credo che mi concentrerò sull’idea dei lavoratori, delle loro divise, per esempio studiando la divisa delle donne delle pulizie, Vorrei dunque tornare su questa idea di ‘intervento’, perché penso che in essa vi sia la chiave per interpretare ciò che succede oggi in questa città, ovvero il non restare soltanto a guardare passivamente e restare fuori dal campo ma intervenire sul reale nel modo giusto come quando si interviene per fare un cantiere, per costruire qualcosa.

Agire, fare un passo indietro, poi avanzare, cercando di misurare questi ‘avanzamenti’: ciò che si guadagna, ciò che si perde e ciò che si deve perdere per poter avanzare. Credo sia dunque necessario un momento di ‘azzeramento’, e vorrei provare, attraverso le foto e i video, a lavorare su questo “azzeramento” necessario, come fosse un oblio necessario, che non ha niente a che vedere con una ‘tabula rasa’ sul passato ma semplicemente che serva come un trampolino attraverso il quale poter saltare. Anche se si ignora dove si cade e con il rischio di cadere in un luogo vuoto, oscuro. Bisogna rinunciare, lasciare tutto dietro di sé e andare oltre.
Dunque, il mio obiettivo è cercare di elaborare un pensiero, un nuovo approccio che sia più un modo di pensare ‘centrato’, che non ‘etnocentrato’. Un modo di pensare attraverso la periferia, dall’esterno, attraverso le ramificazioni e credo sia anche un modo di pensare più coerente con la circolazione dei beni e delle persone, con il XXI secolo nel quale viviamo

E’ nata nel 1964 a Antony e vive e lavora a Parigi.

Sede

Palazzo Pratonieri
via Toschi 9