Raumfolgen

Quando devo affrontare un progetto, prima mi chiedo come potrebbe corrispondere agli altri lavori che sto svolgendo. In questo caso ho pensato all’ospedale psichiatrico e all’ospedale in generale, perché sono luoghi e spazi presenti nei miei progetti già da circa 5 anni. Questi luoghi pongono, socio-politicamente, la questione dello spazio e dell’architettura intesa come uso dello spazio e dell’uniformazione cui sono sottoposti.

La particolarità dell’area dell’ex-Ospedale San Lazzaro è quello di essere uno spazio storico, che nasce attorno al 1600, mentre, finora, io ho lavorato solo su spazi contemporanei e quindi sull’architettura moderna. L’approccio è dunque necessariamente diverso perché si tratta di spazi che hanno già una storia dietro di loro, e fortemente caratterizzati da una storia sulla condizione umana.
Riguardo al tema di questo progetto sulla città di Reggio Emilia, il Limite e il Confine, posso dire che tutto il mio lavoro si svolge sul limite: ho elaborato quest’idea del limite dell’immagine, del vedere o non vedere.

Gli ospedali sono infatti grandissimi edifici, connotati da diverse tipologie di architetture, che celano al nostro sguardo vasti spazi della città, e allo stesso tempo condizionano il flusso di chi lavora e chi vi soggiorna. Sono spazi che ospitano centinaia di lavoratori invisibili, che operano per la collettività.
Dell’area dell’ex-ospedale psichiatrico San Lazzaro mi ha colpito molto l’architettura razionalista degli anni ’30 e ’40, e anche il senso di ‘una città nella città’. Sembra di stare in un piccolo paese, con edifici che potrebbero costituire un paese, la chiesa, le scuole, anche se oggi tutto questo ha un’altra funzione. Le carceri e gli ospedali sono spazi esclusi dallo sguardo e non fanno parte della nostra memoria, spazi che vengono esclusi perché non si può accedere, ma anche perché non si vuole entrare. Questo si intuisce anche da come questi spazi sono strutturati, con architetture che hanno una certa uniformità nella strutturazione, come nel mobilio.

Il paesaggio, qui al San Lazzaro, colpisce per la sua complessità, la sua ampiezza; esso suggerisce quasi un senso di libertà. In questo contesto psichiatrico lo spazio appare assurdo perché normalmente i luoghi di questo tipo tendono ad essere chiusi e claustrofobici.

Walter Niedermayr è nato a Bolzano nel 1952 dove vive e lavora.

Sede

Università di Modena e Reggio Emilia (Media Hall)
viale Allegri 9