In Persona

Sono venuta diverse volte qui a Reggio Emilia da quando abbiamo cominciato a pensare al progetto della Settimana della Fotografia Europea. Sapevo che il tema era quello del limite e mi interessava fare una ricerca sulla documentazione e con i materiali che fanno parte della memoria storica di questa città, di vedere ciò che è stato salvato durante un lungo arco di tempo che ormai fa parte della storia di Reggio. Ho visitato l’archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico, alcuni archivi della città, come la Fototeca della Biblioteca Panizzi, analizzando diverse raccolte di immagini che mi hanno interessato molto. Devo dire che ho trovato moltissimo materiale e non succede molto spesso; ne sono stata felice.
Nel mio lavoro mi sono concentrata su una delle immagini che ho trovato in Fototeca e che fa parte della storia di questo posto, di questa regione; questa immagine l’ho intesa come un’origine, un momento di partenza per arrivare, in seguito, alla realizzazione della mia opera che sarà una installazione che consisterà nel far dialogare l’immagine con oggetti. Desidero realizzare un lavoro a-temporale e universale al contempo creare con un forte collegamento con la realtà, quella umana, che potrebbe essere dovunque e nonostante tutto appartiene a questo luogo.
Normalmente non lavoro con le immagini fotografiche in senso classico, ma uso questo mezzo per lavori più complessi, come appunto installazioni e sculture. L’opera che porterò avanti per la SFE non sarà composto soltanto da un’immagine, ma sarà un’installazione che comprenderà anche altri elementi, realizzati con diversi altri materiali, oggetti tridimensionali che interagiranno con l’ ambiente che potrà essere una chiesa o la bellissima collezione naturalistica di Lazzaro Spallanzani nell’ antico Museo Civico di Reggio Emilia, tempio laico delle scienze naturali.
L’installazione dovrebbe armonizzarsi in un tutt’uno con lo spazio, l’ambiente non diventerà l’ occasione di presentazione di una mostra, ma diventa un elemento portante, indispensabile per la realizazione dell’ opera.
Nel mio lavoro, è importante partire sempre da un’immagine, da un’icona, qualcosa che rimanda e fa parte della vita, della realtà, qualcosa di non costruito, di non manipolato.
In seguito, da questa immagine, cerco di cogliere qualcosa, un’essenza, forse un’anima, e cerco di concentrarmi solo su questo, dimenticando il resto, mandandolo, in qualche maniera, nell’oblio. Per questo è molto importante far partire il processo creativo e di lavoro con i materiali di archivio o materiale storico. A volte può essere materiale trovato in altri anche contesti. Si tratta comunque di materiali che facevano parte di un momento vitale, che facevano parte di una storia. Attraverso questo processo cerco elementi di dialogo fra l’oggetto/immagine e la storia cercando di nascondere la storia personale e individuale come, ad esempio, di chi ha scattato l’immagine, o la storia del luogo, o di quel particolare momento. Cerco, insomma, il rilevante rapporto tra l’immagine e l’essere umano, in modo completamente a-temporale. Ho scelto l’ immagine che segue l’uccisione del maiale, già in una fase successiva di lavorazione, dove il corpo del maiale morto pare sospeso nell’oscurità.
Il rapporto ai temi della SFE, il limite e il confine, è per me rappresentato da altre domande sulla vita e sulla morte, sul sacrificio, qui rappresentato dall’animale ucciso, ma che richiama un concetto più ampio.
Questa immagine, entrando in un contesto di sacralità, religioso o mussale, assumerà una valenza diversa da quella documentale, provocando un controcanto fra umanità, limite, vittima e carnefice, vita e morte, crudeltà e poesia

Lena Liv è nata a San Pietroburgo nel 1952. Vive e lavora a Marina di Pietrasanta.

Sede

Musei Civici
via Spallanzani 1