Migration
Confine. Un tempo, quando vivevo in Cecoslovacchia, il confine, per me, era rappresentato da un muro enorme, alto fino al cielo, che impediva la visuale sul mondo. A quel tempo, io lo feci esplodere, lo feci saltare, andandomene. Oggi, dopo quasi 25 anni, questo confine non esiste più. E proprio ora, qui a Reggio Emilia, mi è stato proposto di affrontare il tema del confine.
Ci ho riflettuto e mentre mi chiedevo se riferirmi direttamente a Reggio Emilia o se estendere la mia riflessione a tutta l’Europa, ho notato che in questa città, come succede oggi in quasi tutto il mondo, abitano moltissime persone immigrate. Ho deciso di seguire queste migrazioni, che rappresentano forse la cosa meno caratteristica di questa regione, così tradizionalista, e quindi mi occuperò non dei classici abitanti, ma dei nuovo soggetti, che oggi imprimono il loro segno sulla città, che spesso provengono dai luoghi più diversi e lontani e che qui cominciano una nuova vita, per le motivazioni più disparate. Vorrei cercare di seguire in questo piccolo luogo ciò che avviene nel mondo odierno: il mescolarsi delle nazioni







