L’informe quotidiano

Wols (nome d’arte di Alfred Otto Wolfgang Schülze, 1913-1951), noto come pittore informale, si è intensamente dedicato alla fotografia durante tutti gli anni Trenta e oltre. Mettendo spesso semplicemente un oggetto al centro dell’inquadratura, Wols ne indaga forme e sostanza come interrogandosi sulla loro presenza e consistenza materiale, come a verificarne la stranezza di esistenza, a volerla toccare ancor più che guardare. Oggetti-corpi, per lo più comuni, quotidiani, mai guardati con cura, diventano la metafora della condizione umana.

Fotografia Europea ha individuato cinque autori europei di cinque periodi e contesti diversi, in grado di offrire le principali sfaccettature – nonché, in alcuni casi, una riflessione teorica di prima mano – del nostro problema. Questa sezione ricostruisce, alle spalle dell’attualità, qualche rimando storico per campionature pertinenti che esemplificano un percorso possibile, recuperando figure famose ma eccentriche rispetto alle riflessioni più diffuse. Oltre a Wols fanno parte di questa sezione Raoul Hausmann, Jorge Molder, Pierre et Gilles e Paolo Gioli.

Alfred Wolfgang Schulze, che assumerà in seguito lo pseudonimo di Wols, nasce a Berlino nel 1913. Nel ’31 inizia a dedicarsi alla fotografia a Dresda presso Genja Jonas. L’anno seguente intraprende degli studi di etnologia a Francoforte e si iscrive al Bauhaus di Berlino, dove si lega a Gropius, Mies Van der Rohe e Mo-holy-Nagy che lo raccomandano a Léger e Ozenfant. Arriva a Parigi nel ’33 e lavora come fotografo per guadagnarsi da vivere. In seguito si lega ai surrealisti, a Mirò, Ernst, Calder, Tanguy, Brauner e Tzara. Da queste amicizie nascono dei piccoli formati trattati all’acquerello e all’inchiostro di china. È dal ’36 la sua prima mostra personale e dell’anno successivo la scelta del suo nome d’arte Wols. Nel ’38 l’artista decide di fare della sua vita un’opera d’arte totale, intrecciando arte, scienza, filosofia e vita: diventa amico di Sartre, Jean Paulhan e Merleau-Ponty. Durante la guerra, a causa del suo statuto di immigrante tedesco, sconta un anno in un campo di internamento civile, dal settembre 1939 al Natale 1940. Uscirà da questa esperienza distrutto e cadrà in una depressione da cui non riuscirà più a riprendersi.

Decide di dedicarsi completamente alla pittura e affida allo scrittore Kay Boyle un centinaio di acquerelli da esporre negli Stati Uniti. Nel 1941 arriva la consacrazione con una personale a New York. Nel ’42 Wols si rifugia a Dieulefit, dove, malgrado il sostegno di Henri-Pierre Roché, sprofonda negli abissi dell’alcool.

La sua pittura diventa brutale, automatica, esistenziale. A cavallo fra espressionismo e surrealismo, pittore dall’immaginazione visionaria ed allucinata, Wols muore a Parigi nel 1951.

Sede

Chiostri di San Domenico
via Dante Alighieri 11