Times New Roman. Episodio 3: Mosca
Con il crollo del muro di Berlino nel 1989, la riunificazione della Germania, il successivo crollo dell’Urss con la formazione delle repubbliche ex-sovietiche e la caduta dei regimi socialisti, i confini dell’Europa si sono spostati sempre più verso Est e l’Unione Europea si é allargata fino a includere, nel 2007, 27 paesi. Le conseguenze economiche e sociali che hanno coinvolto i paesi storicamente membri dell’Unione europea , hanno avuto conseguenze molto più radicali e profonde all’interno dei paesi dell’ex blocco socialista. Malgrado la liberalizzazione dell’informazione e la globalizzazione, la realtà all’est resta per noi ancora spesso una sorta di nebulosa da cui emergono solo gli eventi maggiori che fanno notizia. Senza la pretesa di tracciare un ritratto globale della situazione nei paesi nostri nuovi vicini, ho cercato di mettere a fuoco alcune questioni attraverso i lavori di quattro fotografi russi impegnati, ciascuno su terreni diversi, ad analizzare aspetti del loro paese.
Sergey Shestakov nell’ambito di una riflessione globale sulla fatalità e le responsabilità umane ha lavorato sulla cosiddetta Exclusion Zone, teatro della catastrofe di Chernobyl nell’aprile del 1986.
Luoghi deserti, case abbandonate, tracce di vita quotidiana bruscamente interrotta, le immagini di Shestakov lasciano trapelare un sentimento di tempo sospeso e un’emozione profonda. Dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, nel 2011, la sua testimonianza ha preso la forza di un avvertimento che lo ha spinto ad aggiungere al titolo del suo lavoro Journey into the Future la drammatica dicitura Stop N°1. L’incidente avvenuto il 12 febbraio scorso a Chernobyl, con il crollo di un muro e di un tetto della centrale, a prossimità del sarcofago che isola il reattore, ha fatto rivivere lo spettro di una catastrofe nucleare.
Gli altri lavori presentati a Fotografia Europea, di tre giovani artisti rappresentativi della nuova scena russa, esplorano degli aspetti legati a fenomeni di società. Modi di vita, questioni identitarie di nuove classi sociali o delle nuove generazioni, sono al centro dell’attenzione di Lucia Ganieva, Tim Parchikov e Viktoria Sorochinski. I Dreaming wallpapers della Ganieva, che decorano gli interni delle case, raccontano i sogni e un po’ la voglia di evasione, come i fondi dipinti negli studi dei ritrattisti africani. Ma invece che per la posa, diventano decori di un quotidiano lontano da paesaggi paradisiaci. Dal vecchio al nuovo kitsch, con Times New Roman. Episodio 3: Mosca, di Parchikov documenta il desiderio dei nuovi ricchi che, alla ricerca di referenze culturali, ornano ville e giardini con delle riproduzioni di statue romane. Fenomeno che permette al tempo stesso una riflessione sul falso nell’arte e sulla credibilità acquisita col tempo dai falsi nella storia dell’arte.
Sensibile al dialogo tra le mostre e i luoghi destinati ad accoglierle, la scelta si é allora portata sulle sale della Galleria Parmeggiani, antica dimora di un collezionista e mercante, accessoriamente falsario, e oggi tempio di una reinterpretazione originale del concetto di opera d’arte. In questa stessa logica gli appartamenti privati, al piano superiore della Galleria, accoglieranno The Wonder House of Anna & Eve, la mostra di Viktoria Sorochinski. Dal 2005 ad oggi la Sorochinski segue l’evoluzione della piccola Eve e il rapporto con Anna, la sua giovane mamma, in un gioco di ruoli che interpella la questione della maternità e delle radici culturali. Il mondo di Eve é fatto di fantasticherie e inquietudini e abitato da personaggi immaginari o ispirati dalle favole russe. Viktoria Sorochinski attraverso messe in scena e metafore da’ vita a un teatro del quotidiano che, in bilico tra poesia e situazioni enigmatiche, al tempo stesso attrae e mette a disagio lo spettatore. Un video, concepito come colonna sonora della mostra, introduce una certa inquietudine, che spesso accompagna facendo da controcanto alla serenità dell’infanzia .
L’insieme dei lavori proposti permette un approccio della nuova fotografia documentaria russa, tesa alla ricerca di nuove forme espressive e di nuovi linguaggi visivi in cui struttura concettuale e impronta poetica sono fortemente presenti.
La presentazione di questa serie di mostre a Reggio Emilia é stata possibile grazie al partenariato iniziato quest’anno con il Mamm di Mosca e la sua direttrice Olga Sviblova. Il nuovo museo delle arti multimediali racchiude la più importante collezione di fotografia russa storica e contemporanea e porta avanti un’azione esemplare di sostegno alla creazione e di diffusione della fotografia a livello nazionale e internazionale.
All’interno del progetto Immagini dalla Russia
Mostra a cura di Laura Serani






