Binary kids e Darkened cities

Thierry Cohen è stato uno dei primi fotografi francesi ad interessarsi alle nuove tecnologie, già alla fine degli anni Ottanta, adottando rapidamente la pratica digitale ed esplorandone le capacità. Ma soprattutto interrogandosi sull’impatto della rivoluzione tecnologica sulla società, dalla sfera privata a quella pubblica.

Il suo primo lavoro in questa direzione, Binary kids, traduce visivamente l’irruzione dei nuovi sistemi di pensiero e di comunicazione nelle nostre strutture mentali. Una serie di ritratti di bambini e adolescenti, rappresentanti emblematici della “generazione internet”, diventa il supporto di proiezioni di circuiti informatici e di componenti elettroniche.

La plasticità dei ritratti, allusione alla pittura classica, contrasta con la freddezza dei disegni sovrapposti in filigrana, come dei misteriosi tatuaggi o dei merletti esoterici. Una sorta di allegoria della possessione dell’attività cerebrale che esprime le inquietudini e gli interrogativi sul potere dell’intelligenza artificiale.

Con la serie Darkened cities, realizzata a partire dal 2011, Cohen affronta, sempre con la stessa originalità e il ricorso alle nuove tecnologie, la questione dell’inquinamento luminoso nelle città e della sua influenza sulla percezione. Attraverso un procedimento, ancora una volta di sovrapposizione di due realtà, Cohen mostra la volta stellare, al di sopra delle megalopoli, come realmente é, pur essendo invisibile.

Viste panoramiche di grande respiro o close up vertiginosi nel cuore di città sprofondate nel buio, le sue immagini sono di una potente bellezza e di una grande magia. Con un procedimento estremamente complesso, dopo aver spento ogni luce artificiale e operato la trasposizione, al di sopra di New York, Rio, Shanghai, Hong Kong o Parigi, di cieli fotografati alla stessa latitudine ma in spazi aperti e deserti, Cohen crea un black out e un effetto di spaesamento assoluto. Poi dal buio, sotto cieli disseminati di stelle, emergono profili di città riconoscibili da una geografia o da building inconfondibili. Visioni anacronistiche, che ricordano la relazione con il cielo persa e ormai impossibile nelle nostre città illuminate giorno e notte.

Darkened cities che ha incontrato già un grande successo a Parigi e a New York, sarà presentato per la prima volta in Italia nell’ambito di Fotografia Europea.

Mostra a cura di Laura Serani

Con il sostegno di Granon Digital

Andrea Galvani è nato a Verona nel 1973, vive e lavora tra New York e Città del Messico. Opera da oltre dieci anni una riflessione di natura concettuale sullo statuto delle immagini.
La sua ricerca predilige il mezzo fotografico, ma si avvale spesso anche di altri linguaggi assumendo aspetti e metodologie di carattere scientifico.  I suoi progetti istigano ai grandi temi dell’esistenza, le sue sono documentazioni di azioni violente o al contrario di fragilissime e temporanee installazioni, esperimenti, disegni enigmatici che sembrano scavare dei tunnel sotto il tessuto delle esperienze.

Nominato per il prestigioso Deutsche Börse Photography Prize nel 2011 e NYU New York University Visiting Artist nel 2010, gli è stato assegnato un Grant Space all’LMCC Lower Manhattan Cultural Council nel 2009 ed è stato vincitore di Location One New York Residency Program nel 2008. Prima del suo trasferimento negli Stati Uniti, dal 2006 al 2009 ha diretto la cattedra di Fotografia Contemporanea presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Dal 2010 collabora con l’AMS Advanced Media Studio del dipartimento di Visual Art della New York University e con  ICP International Center of Photography di New York.  Il suo lavoro, conosciuto a livello internazionale, è stato esposto in importanti musei e spazi istituzionali tra i quali ricordiamo: il Whitney Museum di New York, la Biennale di Arte Contemporanea di Mosca, la Biennale di Poznan, in Polonia, Aperture Foundation (New York), Calder Foundation (New York), Central Utah Art Center (Ephraim, Stati Uniti), Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea (Trento), Museo Macro (Roma), GAMeC (Bergamo), De Brakke Grond (Amsterdam), Oslo Plads (Copenaghen) e Unicredit Pavillion (Bucarest).

Sede

Chiostri di San Domenico
via Dante Alighieri, 11