Encounters
Con queste parole Richard Wentworth descrive il suo progetto: “L’origine del mio lavoro fotografico sta nell’ “incontro”, il che significa che non ho mai cercato o inseguito i soggetti delle mie fotografie ma li ho sempre incontrati. Non si tratta di un progetto vero e proprio e non c’è mai stata l’intenzione di lavorare in modo illustrativo o in maniera descrittiva. Queste fotografie sono come una cronaca e riflettono differenti episodi della mia vita avvenuti in luoghi e tempi diversi.
In materia di fotografia e architettura non ho una formazione di tipo scolastico, ma sono sempre stato interessato ai materiali presenti nel mondo e al modo in cui questi sono assemblati fra loro. Non ho nessuna preparazione accademica in antropologia o in urbanistica.
Molto, molto lentamente è diventato chiaro che vi era una sorta di sintassi e motivo formale negli elementi che fotografavo. Una prima selezione divenne nota col nome di Making Do and Getting By, una sorta di glossario infinito dei modesti (e spesso estemporanei) avanzi degli interventi umani incontrati nelle più svariate circostanze. Un sottogruppo conosciuto come Occasional Geometries presenta prevalentemente oggetti che hanno trovato da soli una rigida organizzazione.
Poiché non scorgo un inizio, una fine né un vero senso di “proprietà”, in quest’ambito, ci sono moltissimi modi in cui il materiale può essere mostrato o espresso. Il mio interesse sta nel concepire le immagini come se fossero dei mattoni, presentandole sempre in modo che la “calce” che li tiene uniti sia estremamente attraente. Una sorta di esperienza pregnante per lo spettatore.
a cura di Elio Grazioli




