Omaggio a Man Ray

Evento di spicco del nuovo percorso espositivo di Fotografia Europea sarà l’omaggio al grande fotografo Man Ray, realizzato in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano. Man Ray (Filadelfia 1890 – Parigi 1976), oltre che come pittore, creatore di oggetti e autore di film d’avanguardia, è conosciuto soprattutto come fotografo dada e surrealista. Il suo sguardo ipnotico ha trasfigurato tutto quello su cui si è posato, dagli oggetti alle persone, sia in ambito artistico che in quello della moda o del reportage.
Nato a Philadelphia nel 1980 da genitori ebrei di origine russa emigrati negli Stati Uniti, Man Ray (pseudonimo di Emmanuel Radnitzsky) entra negli anni Dieci in contatto con Alfred Stieglitz e gli ambienti dell’avanguardia artistica newyorchese. Dopo le prime opere di ispirazione cubista avvia la sperimentazione di varie tecniche – collage, sculture e assemblaggi, pittura ad aerografo – e inizia a dedicarsi alla fotografia. Insieme a Marcel Duchamp è il principale animatore del dadaismo newyorkese.
Nascono in questa fase i primi “oggetti d’affezione”, tra cui il celebre Enigme d’Isidore Ducasse. Nel 1921 si trasferisce a Parigi. Realizza i primi rayographs, lavora ai film e si lega al gruppo dei surrealisti, con i quali espone alla Galerie Pierre nel 1925 e in tutte le mostre successive. Rimane a Parigi fino al 1940, affermandosi come uno dei migliori interpreti della poetica surrealista, con dipinti, assemblaggi d’oggetti, film d’artista e sperimentazioni fotografiche. Dopo lo scoppio della guerra si reca negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove rimane fino al 1951. Tornato a Parigi, continua la sperimentazione fotografica. Nel 1961 gli è conferita la medaglia d’oro per la fotografia alla Biennale di Venezia. Nel 1966 prima grande retrospettiva al County Museum of Art di Los Angeles. L’artista muore a Parigi il 18 novembre 1976.
La mostra documenterà ognuno di questi ambiti del suo sguardo incantato sul mondo – composizioni, rayogrammi, ritratti dei grandi artisti amici (da Picasso a Giacometti, Brancusi, de Chirico, Duchamp, i surrealisti) nonché delle sue bellissime modelle (Lee Miller, Kiki, Juliet), fotografie di moda e altro ancora – ripercorrendo l’intero arco del suo percorso creativo, dagli anni Venti agli anni Cinquanta.

a cura di Fondazione Marconi, Milano

Man Ray (Emmanuel Radnitzsky) nasce a Philadelphia nel 1980 da genitori ebrei di origine russa che erano emigrati negli Stati Uniti alcuni anni prima. Dopo gli studi secondari e i primi corsi di disegno industriale, frequenta il Ferrer Center ed entra in contatto con Alfred Stieglitz e gli ambienti dell’avanguardia newyorkese. Dopo le prime opere di ispirazione cubista avvia la sperimentazione di varie tecniche – collage, sculture e assemblaggi, pittura ad aerografo – e inizia a dedicarsi alla fotografia. Insieme a Marcel Duchamp è il principale animatore del dadaismo newyorkese e promotore di numerose iniziative, dalla fondazione della Società degli artisti indipendenti (1916) e la “Société Anonyme Inc.” (1920) alla pubblicazione della rivista “New York Dada” (1921).
Nascono in questa fase i primi “oggetti d’affezione”, tra cui il celebre Enigme d’Isidore Ducasse. Nel 1921 si trasferisce a Parigi, dove ritrova Marcel Duchamp, e nello stesso anno ha una personale alla Librairie Six. Realizza i primi Rayographs, che pubblica nel volume Champs délicieux (1922) con prefazione di Tristan Tzara. Dopo la partecipazione al Salon Dada, che si tiene nel 1922 alla Galerie Montaigne, lavora al film Retour à la raison e si lega al gruppo dei surrealisti, con i quali espone alla Galerie Pierre nel 1925 e in tutte le mostre successive. Rimane a Parigi fino al 1940, affermandosi come uno dei migliori interpreti della poetica surrealista, con dipinti, assemblaggi d’oggetti, film d’artista e sperimentazioni fotografiche, continuando ad esporre sia in Europa che in America. Dopo lo scoppio della guerra si reca negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove rimane fino al 1951. Durante il soggiorno americano si dedica soprattutto alla pittura realizzando la serie Equations shakesperiennes e Alphabet for Adults. Tornato a Parigi, continua la sperimentazione fotografica, la creazione di dipinti e oggetti d’affezione. Nel 1959 l’Istitute of Contemporary Art di Londra gli dedica una grande antologica e due anni dopo gli è conferita la medaglia d’oro per la fotografia alla Biennale di Venezia. Nel 1966 prima grande retrospettiva a Los Angeles al County Museum of Art. Nel 1970 si tiene una grande retrospettiva itinerante in varie sedi d’Europa, che si inaugura al Museum Boymans van Beuningen di Rotterdam. L’artista muore a Parigi il 18 novembre 1976.

Sede

Palazzo Casotti
piazza Casotti, 1
42121 Reggio Emilia