Vincitore letture portfolio 2017

La giuria composta da tutti i lettori presenti, ha selezionato il progetto
Eravamo terraferma di Valentina Vannicola come miglior portfolio 2017.
Tra i progetti finalisti, oltre a quello della Vannicola, anche i lavori di Karin Schmuck,
Monia Piccinini, Yulia Tkhomirova
Umberto Coa.
Menzione d’onore per Marilisa Cosello.

1° PREMIO

Valentina Vannicola con Eravamo terraferma

Una serie fotografica intensa e poetica sulle nostre radici, su una storia recente che l’artista ha deciso di riportare all’attenzione dell’osservatore.
Inserendosi nella tradizione della staged photography, la tendenza della fotografia contemporanea a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia, attingendo all’immaginario di opere letterarie e di racconti, l’artista mette in scena le vicende degli abitanti di un’isola del Mar Adriatico, un tempo terra jugoslava ed oggi croata.

Immagina l’isola situata all’interno di un’area petrolifera di proprietà Star Oil, una società risalente all’epoca del Maresciallo Tito, ormai abbandonata a causa della deflagrazione delle guerre balcaniche negli anni ’90. Immagina che tutti gli operai abbandonarono le piattaforme per la guerra; tutti, tranne un piccolo gruppo che decise di disertare, stabilendosi su quell’isola verso cui nessuno aveva mai nutrito grande interesse.

Accostando un contenuto concettuale forte e profondo a un’estetica raffinata e di grande suggestione, il lavoro di Valentina Vannicola supera la mera fotografia per porsi come opera d’arte totale, in cui immagine, cinematografia e scrittura si compenetrano in un continuum potentemente evocativo.

Maria Livia Brunelli, director & curator MLB home gallery

 

Finalisti

Karin Schmuck

Negli ultimi anni ho creato diverse serie fotografiche concentrandomi sul ritratto dal viso coperto. Così facendo, i gesti, l’ambiente e le posture delle figure vengono enfatizzate. Negando il volto, spesso elemento visivo più importante in una fotografia, l’attenzione viene spostata alle informazioni periferiche, chiedendo allo spettatore di rallentare e dedicare un secondo sguardo per decifrare l’immagine.

 

Monia Piccinini, Risveglio lento su regionale veloce

Abito a RE, ma lavoro a BO. Il progetto nasce una mattina di fine autunno, stavo leggendo la stessa pagina per la terza volta e decisi di puntare su di un passatempo meno impegnativo; guardare fuori dal finestrino e magari riposare ancora 30 minuti. Mi colpì subito il finestrino, era macchiato. Mi piaceva l’impasto dei colori sullo sfondo con queste macchie in primo piano, sembrava una galleria di quadri astratti. Avevo trovato il mio risveglio lento, un mondo, là fuori, ancora onirico, ma già reale.

 

Yulia Tikhomirova, A Landslide (2016-2017)

Questo progetto è una riflessione sullo slittamento culturale, è un tentativo di assimilazione e riconquista della mia identità. La metafora di una “frana” (A Landslide) indica un fenomeno di rottura interiore dovuto alla perdita di un preesistente equilibrio.
Il lavoro rivela il mio “fallimento” personale nell’adattarmi alla vita di un paese, l’Italia, dove sono emigrata dodici anni fa. Il trauma, difficile da superare, ha reso necessaria la ricostruzione di un paesaggio familiare nel quale mi possa riconoscere. Lo scattare ossessivo per le strade del quartiere di Bologna dove vivo, ha prodotto un risultato inaspettato: un mondo di sguardi, gesti, oggetti (un inventario fotografico “degli esclusi”) che somiglia molto di più alla realtà est-europea che a quella italiana.
A Landslide è una installazione fotografica e un libro costituito di 44 immagini.

 

 

Menzione d’onore

Marilisa Cosello, Paesaggio (8791)

In Paesaggio 8791, i paesaggi pietrificati dove i bambini vagano sono un simbolo della sensazione di non appartenere, dell’incapacità di cogliere il reale, ed il sentimento del tempo e dello spazio sono una pura misura mentale.
Una grande periferia, un deserto di calcestruzzo e asfalto, sfondi architettonici, luoghi inabitati e abbandonati sono i paesaggi in cui questi bambini non identificati si muovono, cercando qualcosa, vagando. Nessuno sembra vivere in questi sobborghi, ed allo stesso tempo sono costruiti dall’uomo, parlano di desolazione, di emarginazione, della solitudine nella condizione umana.

 

Valentina Vannicola riceverà in premio la possibilità di stampare le proprie fotografie (grazie al sostegno di Canson e di Foto Superstudio) e di esporle, nel 2018, al MIA Photo Fair di Milano e presso le gallerie VisionQuesT contemporary photography di Genova e Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara.
Il suo progetto sarà inoltre pubblicato sulla rivista FPmag e presentato Photolux Festival 2017 di Lucca.

Letture portfolio
Fotografia Europea 2017

Sabato 6 e domenica 7 maggio 2017
Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

in collaborazione con Inside Training e Spazio Fotografia San Zenone

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