I volontari raccontano FE

Per il settimo anno consecutivo Fotografia Europea ha lanciato una call rivolta a chi aveva il desiderio di mettersi in gioco e aiutare nella buona riuscita della manifestazione. Questa edizione il gruppo ha potuto vantare un team di ben 30 volontari (li potete conoscere qui) che weekend dopo weekend hanno coltivato e condiviso la loro passione per il Festival e la fotografia. Sono stati protagonisti di incontri, visite guidate e alcuni di loro si sono impegnati a ideare un evento che racconti “empaticamente” il tema di Fotografia Europea 2017: M.A.P.P.E (tutti i dettagli qui).

La regia di questo evento è dell’Associazione MOCA, organizzazione culturale nata da alcuni volontari di Fotografia Europea 2015, che crede fortemente nel festival e anno dopo anno mette a disposizione le sue forze per far sì che l’esperienza del volontariato sia il più possibile partecipata e propositiva.
Abbiamo affidato a loro il racconto di questa edizione: armati di carta, penna e videocamera hanno intervistato i volontari 2017. Ecco cosa hanno detto:

1) Qual è la fotografia e il luogo preferito di questa edizione?

Senza dubbio uno dei luoghi preferiti dai volontari è i Chiostri di San Pietro. Ilaria dice: “San Pietro è il luogo dove la mia passione per la fotografia è cresciuta e si è alimentata di nuovi saperi e interessi”. Enrico aggiunge: “San Pietro e la mostra di Gianni Berengo Gardin sono le cose che ho preferito…difficile però dire quale sia la foto più bella. Anzi, probabilmente è impossibile dirlo”. Davide, che ha condotto molte visite guidate si è sentito particolarmente vicino alla mostra Breve storia della fotografia sudafricana e a una foto che ritrae coppie di giovani innamorati, “tra tutte le foto inerenti la guerra, le proteste e i massacri, quella stride per il suo romanticismo. Mi piace anche per questo”. Valentina invece è rimasta incantata dal progetto di Daniele Blaufuks Attemping Exahustion “sono rimasta impressionata dalla stanza inondata di fotografie quotidiane della sua finestra, la luce e qualche oggetto, un’essenzialità che trasmette molto a livello emotivo”.

 

2) Ti ricordi un aneddoto divertente di questa edizione?

Nelle tante ore trascorse fra le mura di Fotografia Europea ne sono successe di tutti i colori… Ilaria mentre stava scattando delle foto alla mostra di Gianni Berengo Gardin è stata immortalata dallo stesso fotografo! Tanti hanno raccontato di aver “perso” visitatori curiosi all’interno della nuvola di Roberto Pellegrinuzzi… oppure c’è anche chi ha deciso di acquistare una pianta per Palazzo Da Mosto “Abbiamo anche scelto un nome – ha detto Luca – si chiama Baby, è bellissima, è amata ed accudita da tutti, abbiamo persino un calendario delle innaffiature”.

C’è anche chi si è divertito a reinterpretare alcune foto, Luca confessa: “un pomeriggio da un’idea di Martina, abbiamo deciso di riproporre la nostra versione di Wallpaper di Kurt Caviezel, che fin da subito ci ha incuriosito, siamo così diventati i protagonisti reinterpretando la scena nell’accogliente salottino di Palazzo da Mosto”

 

3) Qual è il momento memorabile di questa edizione?

Il momento più emozionante è senza dubbio il giro fra le sedi prima dell’inaugurazione ufficiale, su questo sono d’accordo tutti!
Giulia dice “è bellissimo il sopralluogo in anteprima, il festival deve ancora cominciare. Si respira attesa, nostalgia, mancanza, curiosità, felicità, emozione. E’ come tornare nei luoghi della propria infanzia”.
Ma non dimentichiamoci del mitico #askthevolunteer, ogni domenica i volontari hanno accompagnato i visitatori in alcune sedi di mostra conducendo delle proprie visite guidate. Martina dice che la prima visita guidata è sempre la più memorabile e Giulia dice che non si potrà mai dimenticare gli applausi e addirittura una standing ovation dei visitatori a fine visita.

 

4) Che cos’è Fotografia Europea per te?

Fotografia Europea per i nostri volontari è più di un semplice Festival di fotografia, è una vera e propria esperienza a 360°.
Laura dice: “Fotografia Europea è prima di tutto condivisione, per me. Condivisione del proprio tempo e delle proprie passioni in una cornice culturalmente stimolante e di grande ispirazione. È bello poter passare il proprio tempo in una Reggio Emilia così”. È anche un’occasione per sentirsi partecipi nelle attività cittadine, come racconta Francesca “un’opportunità per fare qualcosa per la mia città, motivo per cui ho iniziato e contino a fare volontariato per Fotografia Europea”.

C’è chi dice addirittura che “Fotografia Europea è Empatia!

Noi come ogni anno non possiamo non ringraziare tutte le persone che hanno deciso di donare il loro tempo per contribuire alla buona riuscita del Festival. Anno dopo anno l’aiuto dei nostri volontari e sempre più prezioso, come le persone che partecipano, del resto.

GRAZIE A TUTTI !

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